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La bellezza che guarisce

La bellezza che guarisce

A partire dal novembre 2019, in Canada, è possibile prescrivere visite ai musei per fini terapeutici.

Infatti, in seguito a una collaborazione tra il Montreal Museum of Fine Arts e l’Associazione di Medici Francofoni, i medici possono prescrivere fino a 50 visite museali gratuite a ogni paziente (un ingresso costa in genere 23 dollari canadesi) in presenza di diversi disturbi come ad esempio: diabete, ipertensione, disturbi psicologici ecc.

Il nuovo programma è un'estensione di un’ attività avviata nel 2017, che ha visto il Museo fondare un comitato per l'arte e la salute, presieduto dal neuroscienziato Rémi Quirion, Capo Scientifico del Québec .

Attualmente, l'istituzione è coinvolta in 10 studi clinici sull'arte e sulla salute.

La prescrizione è valida per due adulti e due bambini/ragazzi di età inferiore ai 17 anni.

Per Nathalie Bondilè, la direttrice generale del museo e la curatrice principale del progetto pilota che avrà una durata annuale, la chiave della cura sarà rendere possibile l’immersione nell’arte del paziente in compagnia dei propri cari.

L’esperienza dell’arte produce benessere, questo è un dato scientifico.

 

LA CULTURA CURA

Per tali motivi, Nathalie Bondilè ritiene che gli scettici farebbero bene a ricordare che solo un centinaio di anni fa si riteneva che gli sport distorcessero il corpo e minacciassero la fertilità delle donne. Ragione per cui, Blondil si è dichiarata convinta che nel XXI secolo, la cultura sarà ciò che l'attività fisica è stata per la salute nel XX secolo.

Hélène Boyer, vicepresidente dei Medici francofoni del Canada, sottolinea che l'aumento di cortisolo e serotonina generato dall’osservazione di opere d’arte rende questa terapia estremamente valida.

 

PERCHÉ L'ARTE FA STARE BENE?

In effetti, già nel 1994, il neuroscienziato Semir Zeki e l’artista Matthew Lamb pubblicarono sul numero 117 della rivista “Brain” un articolo intitolato “The Neurology of Kinetic Art”.

Nacque la Neuroestetica: ovvero la disciplina che studia le basi neurali dei processi cerebrali coinvolti nella realizzazione di un’opera d’arte e del suo godimento.

Se ti interessa l’argomento ti consiglio di leggere questo articolo.

Zeiki ha condotto diversi esperimenti in proposito e utilizzando tecniche di brain imaging ha dimostrato come il piacere estetico sia connesso con quella parte del nostro cervello nota come sistema della ricompensa.

Durante uno di questi esperimenti un gruppo di volontari è stato sottoposto alla visione di capolavori dell’arte realizzati da artisti del calibro di Leonardo, Botticelli, Monet, Cezanne.
Attraverso l’utilizzo di MRI (imaging in risonanza magnetica) è stato possibile osservare un aumento del flusso sanguigno alla corteccia media orbitofrontale, con una conseguente maggiore produzione di dopamina nelle aree associate all’amore romantico e al piacere.

Altro dato interessante è che le reazioni sono state analizzate come più intense in proporzione alla bellezza dell’opera d’arte.

“Ci sono stati nuovi progressi molto significativi nella comprensione di ciò che accade nel nostro cervello quando osserviamo le opere d'arte. Abbiamo recentemente scoperto che quando guardiamo cose che consideriamo belle, vi è una maggiore attività nei centri di ricompensa del piacere del cervello”, ha dichiarato S. Zeki. 

L’arte ricompensa, l’arte fa stare bene, l’arte entra in noi e ci riempie di bellezza liberando sensazioni di piacere.


Nell'immagine: Claudio Dantas (1977) - Prodigio


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