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Monet, il fiume che scorre e la mutevolezza delle cose

Monet, il fiume che scorre e la mutevolezza delle cose

Claude Monet, nel 1871,  si stabilisce a Argenteuil. Qui trascorre sette anni in compagnia della moglie Camille e di suo figlio Jean.

Inizialmente, la piccola famiglia Monet si trasferisce in un padiglione vicino alla stazione ferroviaria.

Tre anni dopo, in una casa collocata in corrispondenza dell’attuale Karl Marx Boulevard.

Argenteuil è -in quel periodo- una deliziosa cittadina, fiorita e tranquilla, ma ben collegata a Parigi, che il treno permette di raggiungere in soli venti minuti.

Il fiume scorre, due ponti, alberi riflessi nell’acqua, un campanile. Tutto ad Argenteuil sembra come esistere per essere dipinto da Monet, per trovare spazio nell’Anima e nella tela, dove lascia traccia di sé per sempre.

 

L’ACQUA COME MUSA 

Eterna madre del riflesso e della luce.

Tale è il bisogno di immergersi in essa che Monet trasforma una barca a remi in atelier galleggiante.

Qui ritrae l’acqua dall’acqua.

Qui il fiume è testimone e protagonista della luce.

Regate ad Argenteuil" è rappresentativa di questo periodo e del nascente Impressionismo.

Monet dipinge l’opera, dopo avere sistemato il cavalletto sulla riva del fiume, immerso nella luce naturale.

La Senna, scorrendo, parla di sé e di ogni creatura e racconta il mutevole fluire di ogni cosa.

Azzurro d’acqua e cielo, rosso di tetti di case si stagliano nell’aria e nel fiume.

Verde potente rigoglioso o tenero d’erba si guardano nell’acqua.

 

QUAL È LA REALTÀ? QUELLA RIFLESSA O L'ALTRA?

Monet riprende l’essenza dell’attimo in tratti orizzontali di colore puro riflessi nella Senna.

Luminosità e assenza di nero come scelta.

In questo scenario, in questa visione, i tetti galleggiano nell’acqua come gli alberi e le barche.

Le vele sembrano bianche testimoni del fluire.

Tutto si muove.

 

TUTTO SCORRE

Panta rhei, tutto cambia o può cambiare tranne il fatto che tutto cambia o può  cambiare.

Il riferimento va, naturalmente a questo punto, a Eraclito: “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va. Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo”. [1]

Ciò a cui si riferisce Eraclito, filosofo della trasmutazione senza eccezione, è chiaro: il fiume è in apparenza sempre lo stesso, ma, in realtà, il sopraggiungere e il dileguarsi di acque nuove, lo rende sempre diverso.

Quindi, non è possibile immergersi due volte nelle stesse acque, perché esse, per loro natura, mutano senza sosta.

C’è da aggiungere, però, che noi stessi mutiamo e siamo diversi all’inizio e alla fine dell’immersione.

Eraclito (3), allora, può affermare, a ragione, che noi entriamo e non entriamo nello stesso fiume e che noi stessi siamo e non siamo, perché per essere ciò che siamo in un determinato istante, dobbiamo non essere più ciò che eravamo in precedenza.

Tutto questo, per il filosofo di Efeso, è valido e applicabile a ogni realtà

 Al fiume che scorre, ai tetti rossi riflessi nelle acque.

A Monet, sulla riva che dipinge.

A me che scrivo, ora.

A te che leggi, proprio adesso. 


[1] LAMI A. (a cura di); I presocratici; Fabbri; Milano; 1996; p.161.

[2] L’altezza delle considerazioni filosofiche eraclitee ha fatto sì che, molti secoli dopo, Hegel affermasse che non esisteva proposizione della sua Logica che egli non avesse attinto da Eraclito. Forse, ciò che maggiormente attraeva Hegel di Eraclito era la sua concezione dei trapassi: il divenire, infatti, è caratterizzato da un continuo passare da un contrario all’altro. Le cose calde si raffreddano, le fredde si riscaldano, le umide si disseccano, le secche si inumidiscono, e così via. L’eterno scorrere delle cose e il divenire universale si rivelano come armonia di contrari: “Essi (gli insipienti) non capiscono che ciò che è differente concorda con se medesimo; armonia di contrari come l’armonia dell’arco e della lira”.


Nell’immagine: Claude Monet - Regate ad Argenteuil, 1872; Musée d'Orsay, Paris.


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