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I nostri corpi entrano in empatia con le forme architettoniche

I nostri corpi entrano in empatia con le forme architettoniche

Negli articoli  precedenti, che ti consiglio di leggere, abbiamo analizzato in uno: il nostro modo di percepire lo spazio e come esso sia strettamente legato alla cultura a cui apparteniamo, nell’altro abbiamo approfondito come non esista un unico punto di vista.

Proseguiamo con il considerare come un'idea positiva di spazio abbia interessato l'architettura.

                                                                                           IL CÉZANNE DELL’ARCHITETTURA: F.L. WRIGHT

Nella progettazione di Wright lo spazio era l'elemento architettonico fondamentale e "un suggestivo argomento per il nostro esame è l'intuizione critica di Edoardo Persico, per cui, alludendo a Wright, egli afferma che l'architettura nuova è nata sul solco dell'Impressionismo. Wright, secondo Persico, può essere considerato il Cézanne dell'architettura nuova". [1]

Le opere di Wright, inoltre, sembrano aderire perfettamente alla semantica della Einfühlung.

La teoria estetica della Einfühlung (partecipazione emotiva) pone le proprie premesse nell'individuazione dell'origine dell'arte nella capacità dello spirito di proiettare sull'oggetto i propri sentimenti.

In questo modo, l'oggetto acquista un significato umano e il soggetto s'immedesima in esso, trasponendovi i propri contenuti emozionali.

I fondamenti filosofici della teoria sono riconducibili all'associazionismo, al simbolismo e al panteismo.

GLI ARCHITETTI PROIETTANO NELLE PROPRIE OPERE I PROPRI SENTIMENTI

Nel 1905, il filosofo austriaco Theodor Lipps (uno dei maggiori teorici della Einfühlung), nell'opera "Grundlegung der Aesthetik", afferma che i nostri corpi entrano in empatia inconscia con le forme architettoniche e, nel 1914, l'architetto inglese Geoffrey Scott, sulla scia di tale idea, elabora una propria teoria secondo la quale gli architetti proiettano nelle proprie opere i propri sentimenti; questi ultimi si riverberano sull'osservatore, generando una fusione di stati d'animo e emozioni. Inoltre, secondo Scott, lo spazio è per l'architetto un'esperienza suprema: egli può scolpire in esso come lo scultore nella creta.

Ma sono soprattutto le opere di Wright, quelle che mostrano una straordinaria interpretazione delle teorie della Einfühlung.

"Forse nessun altro gruppo della più recente architettura si presta maggiormente a essere interpretato in modo psicologico, a essere inteso, frainteso, in senso simbolico (le pesanti coperture protettive, i camini simbolici per antonomasia, le tessiture murarie allusive all'interno di uno spazio esterno, continuità e complessità spaziale variabile con la fusione di ciascun ambiente, ecc.). La fondatezza di queste interpretazioni sta nel fatto che uno dei caratteri peculiari dell'opera wrightiana è quello d'una funzionalità tanto ampia da includere appunto ogni componente psicologica". [2]

In conclusione, ogni individuo, seppure inconsciamente, qualunque sia l'epoca alla quale appartiene e il luogo dove agisce, realizza una propria idea di spazio condivisa, in generale, dal proprio gruppo di appartenenza.

In questi termini, la cultura diviene una funzione dello spazio (e del tempo) e la storia del pensiero lega con un filo rosso le innumerevoli attività attraverso le quali lo spirito umano si manifesta e discorre con la propria epoca.


1 FUSCO R.; L'idea di architettura; Edizioni di Comunità; Milano; 1964; p.110

2 FUSCO R.; op.cit.; p.62.


Nell'immagine: Claudio Dantas -  Foundations, 2013


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