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La Bellezza salverà il mondo

La Bellezza salverà il mondo

 

L'arte è la forma più alta della speranza.

(Gerhard Richter)

 

La parola speranza deriva dal latino spes che a sua volta deriva dalla radice sanscrita spa- che significa tendere verso una meta.

La speranza, quindi, è un sentimento di fiduciosa attesa; quest’attesa -però- non è passiva perché presuppone la visione di un futuro migliore e raggiungibile.

Chi ha speranza -dunque- si muove verso ciò cui tende, potrà anche fallire, ma è proprio quella tensione a renderlo -da subito- un vincente.

Questo movimento, anche solo interiore, guidato da un’aspirazione, ripara dall’immobilismo, dalla rinuncia, dalla paura, dalla procrastinazione.

 

L'ARTE DELLA SPERANZA, LA SPERANZA DELL'ARTE

Molte opere d’arte sono belle e celebrano l’aggraziato.

Alla loro vista proviamo un sentimento di pace, ci poniamo in uno stato d’animo positivo.

Avvertiamo benessere, piacere, speranza anche, perché ci rispecchiamo in quell'opera, in ciò che l’autore ha inteso trasmettere con la sua arte.

Ti consiglio di leggere quest' articolo se desideri approfondire come nasce il sentimento del bello e in che modo si attivano i neuroni specchio in presenza del piacevole.

 

LA BELLEZZA NON NEGA I PROBLEMI UMANI (ma li rende più sopportabili)

Come scrive Alain de Botton : “La gioia è una conquista e la speranza merita di essere celebrata. L’ottimismo è importante perché è un ingrediente fondamentale del successo, e spesso un risultato positivo è determinato proprio dall’ottimismo che mettiamo nel fare le cose. Secondo una certa visione elitaria, il primo requisito per una vita di successo è il talento, ma in molti casi lo scarto tra successo e fallimento è determinato solo dalla nostra percezione di ciò che è possibile e da quanto ci impegniamo nel convincere gli altri di ciò che ci spetta.

A condannarci potrebbe essere non l’incapacità, ma l’assenza di speranza. I problemi di oggi nascono raramente da una visione troppo positiva delle cose; anzi, i guai del mondo ci vengono segnalati con tale frequenza che ci servono invece gli strumenti utili a conservare l’inclinazione alla speranza.

Non soltanto le danzatrici di Matisse non sono una negazione dei guai del pianeta, ma a partire dalla nostra relazione imperfetta e conflittuale -ma ordinaria- con la realtà, possiamo considerarle una fonte di incoraggiamento.” (1)

Concludendo: ad esempio, le opere di Claude Monet, come il Ponte giapponese del 1899 o il Giardino dell’artista a Giverny del 1900, nella loro assoluta bellezza possono essere un mezzo attraverso il quale rispecchiarsi nel mondo equilibrato e armonico rievocato dall’artista, sentirsene parte, richiamarlo in sé, proiettarlo, diffonderlo.

Per scoprire e riscoprire una piccola Giverny in noi, intorno a noi, immergersi nello splendore dei suoi colori,  sentire quasi il profumo di suoi iris blu.


  1. DE BOTTON A.; ARMSTRONG J; L'arte come terapia; Guanda; 2013, p. 6

    Nell'immagine: Claude Monet - ll giardino dell'artista a Giverny, 1900


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