m Ho dato una voce al mio sguardo Archives - Sunny by Art

Aria danzante

Aria danzante

Aria danzante Inaspettato un tuono spezza il caldo di una domenica pomeriggio. Ventate improvvise e pioggia. Sullo sfondo, l’immagine della città, quella più antica. Mare. Solo un po’ di grigio, steso qui e là. Mi sporgo dalla ringhiera per cercare con gli occhi il colore di un fulmine. C’è un convento, qui sotto, con una larga terrazza. Una suora si affretta -come solo i vecchi sanno affrettarsi-  per ritirare il bucato steso ad asciugare. Bianche lenzuola avvolgono la sua veste nera. Aria danzante, lini ondeggiano a tempo. Mare. Solo un po’ di grigio poi blu. Giallo. È solo un momento. Ma sembra

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Segreti

Segreti Chi nasce vicino al mare non potrà più farne a meno. Cercherà la voce del mare ovunque. I gabbiani sono fortunati. Solo i gabbiani possono veramente sentire la musica nel mare e danzare sicuri sulle note di un blues. Solo un gabbiano può veramente vedere il colore del mare, distinguere ogni impercettibile sfumatura che appartiene al cielo e all’acqua.   Un gabbiano sa che l’orizzonte altro non è che il fraterno abbraccio di aria e acqua, blu nel blu, lieve cilestrino che incontra un azzurro che pesa più del piombo e che pesando, precipita fino al fondo, incontrando terra. Una

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Fiamme di mare e giugno che profuma di luce

Fiamme di mare e giugno che profuma di luce Ho sempre amato sostare nel sogno, essere amica di volti mai conosciuti, divenire visitatrice di spazi del mio sentire. Straniera in terra straniera, libera da bagagli o code alle biglietterie. I luoghi del sogno conducono sempre armonie inascoltate, territori mai visitati. Anche ciò che ci appare come noto, in realtà racchiude un colore o un suono che abitano sentieri mai percorsi. Fiamme di mare e giugno che profuma di luce. Arancio che tocca soffi di pelle e arde. Quella piega della mano che sfiora. E la voce dell'oleandro che forse tace. Straniera in terra straniera, libera da bagagli o code

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Le parole sono troppo brevi

Le parole sono troppo brevi Certe volte il cielo sembra domandarsi chi siamo. Soprattutto quando è blu. Almeno a me così sembra. Cammina  lassù, azzurro come pochi, chiedendosi cosa saranno mai quei corpi danzanti. Perché a lui sembra proprio che danziamo. Tutto il giorno. Io cerco con gli occhi questo giallo sole che  -forte- attraversa chilometri di azzurro. Stringo più forte le palpebre per resistere alla luce e guardo la voce dei colori. Domande, domande, sono sicura, sono domande. Preghiere, forse. Vorrei rispondere, un giorno, e dire: inestricabili faville, siamo noi. Fuochi saltellanti, giocolieri. Legati a un pensiero di sangue e di miele. Lampi nel

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