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Il potere del simbolismo del colore

Il potere del simbolismo del colore

In generale il colore è un mezzo

per influenzare direttamente l’anima.

Il colore è il tasto.

L’occhio è il martelletto.

L’anima è un pianoforte con molte corde.

L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto,

fa vibrare l’anima.

(W. Kandinsky)

 

Ti sei mai chiesto perché il colore sia un simbolo così potente, capace di suscitare emozioni e sentimenti?

E cos’è, esattamente, un simbolo?

“Ciò che noi chiamiamo simbolo - scrive C.G. Jung - è un termine, un nome o anche una rappresentazione che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto, di inaccessibile”.[1]

La prima caratteristica di un simbolo è l’ermetismo, in quanto esso si mostra attraverso un linguaggio criptico che necessita di una decodificazione.

La seconda caratteristica è l’ambivalenza, in quanto esso comprende una serie vastissima di significanze, spesso in apparente contraddizione tra loro.

La terza caratteristica è il sincretismo, perché l’elemento simbolico è in grado di rappresentare e comunicare, in maniera immediata, significanze e contenuti:

“Noi ricorriamo costantemente all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è impossibile definire o comprendere completamente”.[2]

Tutto questo può avvenire in quanto i segni (nelle loro diverse classificazioni: simboli, icone, segnali, emblemi, etc.) sono i primi strumenti di ogni comunicazione.

Così come la scienza, attraverso il proprio linguaggio, ci trasmette delle nozioni ben precise, esiste un immenso campo (quello dei nostri impulsi creativi, dei nostri sentimenti e istinti) che può essere comunicato solo attraverso la metafora e il simbolo.

L’elemento simbolico, infatti, è un veicolo di comunicazione estremamente efficace, in quanto risulta essere strettamente legato alla natura stessa della nostra attività pensante.

 

SIMBOLO, COLORE, COMUNICAZIONE

Presso i Greci, esisteva l’uso di dividere in due una moneta, un anello o qualsiasi altro oggetto, consegnandone una delle due parti a un amico o parente.

Quest’oggetto era chiamato, appunto, symbolon e ciascuna delle due metà, conservata dall’una e dall’altra parte, avrebbe consentito ai due possessori di riconoscersi, di generazione in generazione.

Un simbolo è, in sintesi, la metà simmetricamente riflessa di un’unità.

Ciò significa che un’immagine conosciuta (ad esempio un colore) assume certi significati e esercita certi effetti, proprio perché si connette a figure e contenuti noti.

Più precisamente, un colore (così come una delle due parti della moneta greca) può richiamare significanze archetipe non riconosciute a livello conscio, in quanto i colori sono -sempre e dappertutto- i supporti stessi del pensiero simbolico.

 

IMMAGINE E SIGNIFICATO

Come ha fatto osservare R. Arnheim, è possibile ammettere l’esistenza di un’identità tra immagine e significato, senza che questa immagine debba essere in qualche modo avvalorata da convinzioni o esperienze vissute. Cioè: un’immagine potrebbe avere insita in sé la maniera stessa in cui sarà percepita dall’osservatore.

Arnheim, a tal proposito, ha compiuto accurati studi servendosi del segno cinese del t’ai-chi-tu, il quale simbolizza gli eterni principi di yang e yn (nero e bianco, maschile e femminile, cielo e terra, secco e umido, principio e fine, etc.), dimostrando come l’analisi immediata di questo particolare simbolo, porti ad attribuirgli delle significanze che coincidono, poi, con quelle rese valide dall’uso e dall’esperienza.

É possibile affermare, dunque, che il simbolismo del colore introduce a una rete di connessioni praticamente universale, rappresentando straordinarie sintesi di significanze non riducibili in parole.

Infatti, benché i modi del pensiero simbolico siano filogeneticamente i più primitivi, essi continuano a rivelarsi indispensabili alla comunicazione (artistica e non) anche all’interno di comunità molto evolute.

Insomma, la comune credenza secondo la quale nell’evoluzione dell’uomo, il linguaggio verbale avrebbe occupato il posto lasciato dalla comunicazione cinetica e paralinguistica non può essere che falsa.

Questo perché in qualunque sistema funzionale suscettibile a variazioni evolutive adattive, quando l’esplicazione di una funzione è affidata a un nuovo mezzo rivelatosi più efficace, quello vecchio diviene obsoleto e decade.

Tale decadimento è fenomeno inevitabile, necessario all’economia stessa del sistema.

Quindi, se il linguaggio verbale dovesse essere interpretato in qualità di sostituto evolutivo di sistemi prevalentemente iconici, questi ultimi sarebbero decaduti.

Naturalmente, ciò non è avvenuto.

Questo significa che la nostra comunicazione iconica provvede a funzioni diverse da quelle svolte dal linguaggio verbale e, anzi, si occupa di funzioni che quest’ultimo non è adatto a svolgere.

Oggi come ieri.


[1] JUNG C.G. da WIDMANN C.; Il simbolismo del colore; Piovan;  Abano Terme; 1988; pp. 11-12.

[2] Ibidem; pp. 13-14.


Nell'immagine: Walter Savage Cooper - Iris, Goddess of the rainbow, 1893


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