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Chi ha paura del giudizio degli altri?

Chi ha paura del giudizio degli altri?

Più ti preoccupi del giudizio degli altri più ti conformi a un’immagine di te che non ti corrisponde.

Sì: perché nel tentativo di piacere finisci con l’indossare una maschera e identificarti con essa, allontanandoti dalla tua vera essenza.

Intanto: l’ideale a cui cerchi di corrispondere, magari, coincide con un’immagine che non ti appartiene, con un’idea che proviene da condizionamenti familiari e sociali indotti.

Questo allontanamento da se stessi  produce frustrazione e senso di solitudine.

Il conflitto che ne deriva conduce a sminuire la percezione del nostro valore e, di conseguenza, a temere sempre più il giudizio e il parere altrui.

Si stabilisce, così, un circolo vizioso.

 

DIPENDERE DAL GIUDIZIO LIMITA LA NOSTRA LIBERTÀ

Nel tentativo di corrispondere a un’immagine di noi costruita su falsi ideali perdiamo la nostra libertà e diventiamo sempre più statici.

Ci omologhiamo agli altri, ci replichiamo in immagini che non ci somigliano, ci  banalizziamo.

Tu non sei un’etichetta, un’opinione altrui.

Tu sei parte di un tutto che ti lega a una storia grande e bella, cosmicamente infinita.

Tu sei quello sguardo che l’ammira e sei tu stesso parte di una vicenda grandiosa che chiede la tua attenzione per essere riconosciuta.

Tu non sei un’opinione, un giudizio, un parere affrettato.

Tu non sei un riflesso negli occhi di un altro.

Non tradire la tua unicità.

Ognuno è Anima che possiede la necessità di essere ciò che è, di rispondere e corrispondere alla sua natura.

Il timore del giudizio ci allontana dalla nostra essenza.

NOI SIAMO UNICI E UNICO È QUESTO MOMENTO

È importante ricordare che:

  • Dobbiamo accettare il fatto che non possiamo piacere a tutti.
  • L’atteggiamento di accondiscendenza che assumiamo per conformarci alle opinioni altrui ci fa negare le nostre esigenze e -di conseguenza- ci genera disagio.
  • Anche le regole che spesso ci imponiamo per superare le situazioni critiche non fanno altro che generare altro malessere sotto forma di sensi di colpa.
  • Quando ci imponiamo di “dover esser” -in un certo modo e in una certa circostanza- stiamo sottraendo valore a noi stessi.

 

L'UMORISMO È IL NOSTRO ALLEATO

Anziché concentrarci sempre su di noi, sui nostri timori -quando ci troviamo in  una situazione che ci genera ansia- piuttosto osserviamo l’ambiente circostante e ripristiniamo il senso dell’umorismo.

L'umorismo è un nostro prezioso alleato.

Ci aiuta ad allentare la tensione: Scott Weems, ricercatore presso l'University of Maryland, in “Ha!: The Science of When We Laugh and Why” [1] sostiene che l’umorismo sia in grado di potenziare le nostre capacità fisiche e cognitive.

Lo psicologo Arnold Cann dell'University of North Carolina –inoltre- ha dimostrato che l’umorismo aiuta ad affrontare eventi stressanti.

E tanti e tanti sono gli studi e le ricerche a sostegno di ciò.

Ti propongo un semplice e piccolo esercizio:

  • Immagina la persona di cui più temi il giudizio.
  • Immaginati al centro di una situazione stressante nella quale ti trovi in compagnia di questa persona.
  • Adesso visualizza i movimenti di questa persona velocizzarsi come accelerati da una moviola.
  • A questo punto aggiungi il sonoro e immagina che la voce di questa persona sia buffa e simile a quella di un personaggio dei cartoni animati.
  • Immergiti in questa situazione, osservala. Una risata non tarderà ad affiorare.

E ricorda, tra i tanti benefici che apporta: una risata aumenta l’afflusso di sangue in quelle aree del cervello che producono endorfine, sostanze che leniscono il dolore e producono benessere fisico.

Un sorriso può aiutarci a ricordare che il giudizio che tanto temiamo –spesso- è solo parola; una frase che nasce e muore senza lasciare traccia.

Un’opinione altrui non può condizionare la nostra vita e non deve.

L’umorismo può esserci di d’aiuto, esso è una risorsa straordinaria.

Nell’ opera “The gossips” di Norman Rockwell è umoristicamente ritratto un circolo di pettegolezzi che paradossalmente vede colei che aveva dato origine al gossip come ultima ricevente.

L’autore aveva immaginato il soggetto da ritrarre venti anni prima di realizzarlo. Fu solo quando immaginò se stesso al centro del circolo e del pettegolezzo che fu in grado di dare vita all’opera.

Si immaginò al centro di questa bizzarra scena, soggetto di critiche, da parte dei suoi vicini di casa.

E osservando la scena quasi ci sembra di sentire il suono delle voci e delle risate tale è la forza del ritratto.

Se ti interessa approfondire i motivi per i quali entriamo in sintonia con un'opera d'arte, ci specchiamo in essa, ti consiglio di leggere questo articolo. 

I volti che si susseguono sono proprio quelli dei vicini di Rockwell.

Le espressioni ritratte, che altrimenti avrebbero potuto essere sgradevoli, in realtà non lo sono perché lenite dall’ umorismo.

Sì perché il termine umorismo deriva dal latino umor: liquido.

Per questo motivo, come affermava il grande James Hillman [2], l’umorismo inumidisce, ammorbidisce e incoraggia l’autoriflessione.


[1] Weems S.; Ha!: The Science of When We Laugh and Why; Basic Books; 2014.

[2] James H; Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino; Adelphi, 2009. 


Nell'immagine: Norman Rockwell - The gossips, 1948


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