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Quando finisce un amore (Parte I)

Quando finisce un amore (Parte I)

LE FASI DI ELABORAZIONE DELLA SEPARAZIONE

Se stai affrontando la fine di una relazione e ti stai chiedendo come superare la fine di un amore devi sapere che le fasi(1) che ti condurranno al superamento della crisi sono:

- Negazione: durante questo periodo, provi a negare a te stesso la realtà dei fatti.

Probabilmente, durante gli ultimi tempi della tua relazione, hai evitato di vedere le difficoltà che, pure, erano esistenti e -una volta giunta la rottura- hai provato un misto di incredulità e sperdimento.

- Rabbia: una volta compreso che ciò che è accaduto è davvero reale sei in rivolta contro il partner, contro il destino, contro te stesso. 

Il risentimento ti porta a vivere momenti davvero difficili, durante i quali puoi ritrovarti a fare i conti con progetti di vendetta e sperimentare sentimenti aggressivi. Questo perché interpreti la decisione del partner di porre fine alla relazione come il prodotto di mera e immeritata cattiveria nei tuoi riguardi: ti senti una vittima ma l’altra faccia della medaglia è che la vittima è anche carnefice dell’altro e di sé. 

- Patteggiamento: questo terzo momento porta con sé sentimenti derivanti da sensi di colpa. Inizi a chiederti cosa potresti fare per riparare la situazione o anche cosa avresti potuto fare. Rivedi scenari e situazioni reinventando finali, progetti conversazioni chiarificatrici durante le quali credi che riuscirai a dare un nuovo corso alla realtà, pianifichi incontri che magicamente potranno risolvere ogni problema. 

- Depressione: l’illusione di un magico recupero svanisce e compaiono l’apatia, la chiusura in se stesso, la mancanza di interessi. Tutto sembra vano: il pianto, l’insonnia, la mancanza di appetito, accompagnano la sensazione che nulla mai sarà come prima, che tutto è perduto, finito. Ma è proprio questo momento che -vissuto fino in fondo- condurrà al superamento, all’accettazione e alla rinascita.

- Accettazione: quando tutte le lacrime sono state versate e si è vissuto il dolore fino in fondo, guardandolo dritto negli occhi, liberatrice giunge l’accettazione.

Sì, perché tu sei un individuo completo e non la metà di una coppia, in te esistono mille possibilità e risorse.

Spesso, proprio da un dolore si trae la forza necessaria per reinventarsi, per riscoprire la propria essenza più profonda e vitale, per dare spazio alla resilienza che ci restituisce al mondo con uno sguardo più vero e un cuore più forte e profondo.

Se desideri approfondire il concetto di “resilienza” ti consiglio di leggere questo articolo.

 

ACCETTARE E FACILITARE IL CAMBIAMENTO 

Ricorda che come afferma il filosofo Umberto Galimberti: “L'amore svanisce perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso”.

Tutto è mutevole, in noi  e fuori di noi. Questo fa parte del nostro naturale processo di evoluzione e crescita e ciò che in apparenza potrebbe sembrarci un evento negativo, in seguito, potrebbe costituire  un prezioso dono.

Nell’opera “Amore” di Gustav Klimt, l’artista introduce misteriosi personaggi che sovrastano gli amanti.

L’atmosfera rarefatta e sottile in cui è immersa la coppia si fa più drammatica per la presenza di queste figure che rappresentano la caducità delle cose, la mutevolezza dei sentimenti -durante il corso del tempo (che sono faccende umane, da sempre).

Anche le rose che ornano la cornice ricordano l’effimero.

Insomma, Klimt sembra volerci ricordare che, in amore, tutto cambia o può cambiare.

Il cambiamento è inevitabile, la crescita personale è una scelta.
(Bob Proctor)

Occorre –dunque- accettare e favorire il cambiamento in un’ottica positiva perché tutto è in movimento.

Tutto si muove, “tutto scorre” (panta rhei) tutto cambia o può cambiare tranne il fatto che tutto cambia o può  cambiare.

Così come scrisse il filosofo Eraclito: “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento si disperde e si raccoglie, viene e va. Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo”. (2)

Ciò a cui si riferisce Eraclito è chiaro: il fiume è in apparenza sempre lo stesso, ma, in realtà, il sopraggiungere e il dileguarsi di acque nuove, lo rende sempre diverso.

Quindi, non è possibile immergersi due volte nelle stesse acque, perché esse, per loro natura, mutano senza sosta.

C’è da aggiungere, però, che noi stessi mutiamo e siamo diversi all’inizio e alla fine dell’immersione.

Eraclito, allora, può affermare, a ragione, che noi entriamo e non entriamo nello stesso fiume e che noi stessi siamo e non siamo, perché per essere ciò che siamo in un determinato istante, dobbiamo non essere più ciò che eravamo in precedenza.

Concludendo con le parole di Eraclito, ti invito a leggere questo secondo articolo, nel quale sono indicati alcuni metodi pratici per accelerare il processo di elaborazione della fine della tua relazione, del tuo amore.


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1) LAMI A. (a cura di); I presocratici; Fabbri; Milano; 1996; p.161.

2) La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross (Zurigo, 8 luglio 1926–Scottsdale, 24 agosto 2004) è considerata  la fondatrice della psicotanatologia.  La sua teoria, elaborata nel 1970,  consiste in  un modello a cinque fasi capace di descrivere le dinamiche mentali derivanti dall'elaborazione del lutto, anche solo affettivo e/o ideologico.  Il modello descrive "fasi" e non "stadi" in quanto le fasi -appunto- possono non seguire l'ordine indicato, possono sovrapporsi, presentarsi più volte o anche alternarsi.


Nell'immagine: Gustav Klimt - Amore, 1895

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