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La realtà nell’Immaginazione

La realtà nell’Immaginazione

Se vuoi migliorare la tua realtà devi dare spazio all’immaginazione.

Quando vivi una situazione conflittuale, quando devi risolvere un problema sappi che il problema stesso contiene la soluzione.

Proprio così: un quesito matematico contiene in sé i dati che consentiranno di arrivare alla soluzione così come un indovinello nasconde nello stesso testo la chiave della risposta.

Spesso -però- interrogandoci costantemente sulle modalità attraverso le quali può essere più conveniente procedere, ci allontaniamo dalla soluzione.

L’abitudine ad analizzare i pro e i contro in maniera ripetitiva, sebbene possa darci l’illusione di stare lavorando al problema, in realtà ci allontana dalla soluzione stessa e ci sottrae risorse.

Continuando a  indagare restiamo impigliati in noi stessi.

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IL PROBLEMA COME RISORSA

Quando ci sentiamo smarriti, come se avessimo perduto la nostra strada, è perché spesso noi stessi mettiamo in atto resistenze: assumiamo atteggiamenti che ci conducono nella direzione opposta a quella della nostra felicità. Magari per paura, per difesa.

A volte, può capitare anche di colpevolizzare gli altri  o la sorte per quelli che ci appaiono come i nostri insuccessi, senza considerare le tante volte in cui siamo andati in direzione opposta alla realizzazione del nostro sé più profondo, per timore di accogliere il nuovo, l’inatteso.

Tante volte -poi- non abbiamo considerato che il problema, analizzato sotto una diversa chiave, potrebbe aprire nuove strade, attivare possibilità, contenere una lezione da imparare.

Così, abbiamo preferito credere nell’impossibilità di cambiare.

 

EPPURE IN OGNI ISTANTE POSSIAMO RINNOVARCI

Sì: perché è possibile non conoscere la soluzione immediata di un problema, è possibile percepire di essere  in un situazione stagnante che ci fa avere mille dubbi, ma per quanti dubbi noi possiamo avere: nessuno può toglierci la certezza di essere vita.

Dentro di noi ci sono forze grandiose e vitali  che ci collegano alla nostra parte più antica e bella.

Allontanandoci da esse perdiamo il contatto con il nostro centro.

É importante dare spazio alla propria immaginazione per riconnetterci a esso.

 

LE IMMAGINI PARLANO IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA

Le immagini sono realtà effettuali: ci rivelano -simbolicamente- l’aspetto più profondo della nostra realtà.

Il mundus immaginalis contiene realtà che plasmano il futuro.

Lo sapevano i mistici iraniani così come gli indiani Sioux.

Lo hanno sottolineato la psicologia analitica e la psicologia archetipica: le immagini sono potenti, la coscienza immaginativa contiene tesori.

E lo sostiene anche la neuroscienza.

 

L'IMMAGINAZIONE PER LE NEUROSCIENZE

Il neuroscienziato Vittorio Gallese scrive: “In quanto esseri umani, abbiamo la facoltà di immaginare mondi che possiamo avere o non avere visto prima, immaginare di fare cose che possiamo avere o non avere compiuto prima. Il potere della nostra immaginazione può dirsi pressoché infinito. L’immaginazione mentale è non a caso stata utilizzata come evidenza palese del carattere incorporeo della mente umana e del suo particolare status ontologico. Alla luce dei risultati della ricerca neuroscientifica, tuttavia, le cose appaiono alquanto differenti. Abbiamo infatti appreso che l’immaginazione visiva condivide con la reale percezione diverse caratteristiche.”

Insomma la ricerca neuroscientifica ha dimostrato che quando immaginiamo una scena visiva attiviamo regioni del nostro cervello che sono normalmente attive durante la reale percezione della stessa scena.

Ciò vale sia per  l’immaginazione visiva che per l’immaginazione motoria: la simulazione mentale di un esercizio fisico, infatti, produce un aumento della forza muscolare che è paragonabile a quello ottenuto col reale esercizio fisico.

L’immaginazione di un’azione produce una variazione dei parametri fisiologici pari a quella che avviene quando un’azione viene realmente eseguita.

 

MESSAGGI DALL'IMMAGINARIO

Possediamo una forza grande che è dentro di noi.

Proviamo a dare spazio a questa grande forza, alla nostra immaginazione e ad aprire le porte ai messaggi dell’anima.

La fanciulla, che nell’opera di John Everett Millais legge il messaggio che ha ricevuto dal mare, pone grande attenzione a ciò che legge.

I piedini, sospesi dal contatto con il suolo, tante volte l’avranno condotta a sostare su quella riva.

Magari la fanciulla -spesso- avrà raccolto conchiglie e vetri colorati.

Ma il mistero di un messaggio dal mare possiede un incanto speciale che apre le porte all’immaginario.

  • Chiudiamo gli occhi e assumiamo una posizione comoda con la schiena dritta ma non rigida.
  • Respiriamo inspirando profondamente e espiriamo lasciando uscire tutta l’aria che abbiamo inspirato.
  • Portiamo la nostra attenzione  a un ricordo: un momento che ci ha reso felici, immergiamoci in questo ricordo, rendiamolo quanto più chiaro è possibile. Vediamone i colori, ascoltiamone i suoni.
  • Con questa sensazione di serenità nel cuore immaginiamo di essere su una spiaggia, sentiamone i profumi, ascoltiamo il ritmo delle onde, sentiamo la sensazione della sabbia che calpestiamo.
  • C’è una capanna di paglia –su questa spiaggia- entriamo al suo interno:  scopriamo che qualcuno ha lasciato lì fogli e colori.
  • Scegliamo il colore che più ci piace e scriviamo su un foglio il nostro problema.
  • Dopo avere scritto, arrotoliamo il foglio e infiliamolo all’interno della bottiglia.
  • Avvertiamo una sensazione di soddisfazione e serenità nell’introdurre il foglio, nel sentire che scivola in una cavità protetta e magica.  Siamo sereni e sicuri che quest’azione produrrà un risultato importante.
  • Dopo avere scritto, arrotoliamo il foglio, infiliamolo all’interno della bottiglia e chiudiamola con il tappo.
  • Con la bottiglia tra le mani, dirigiamoci verso la riva del mare.
  • Lanciamo la nostra bottiglia lontano, nel mare, e osserviamola allontanarsi.
  • Sediamoci sulla sabbia con la certezza che riceveremo una risposta.
  • Quando ci sentiamo pronti apriamo gli occhi e ritorniamo alle nostre attività.

Il nostro inconscio non tarderà a rispondere al nostro messaggio.


Nell'immagine: John Everett Millais - Message From The Sea, 1884, Private Collection


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