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Perché l’invidia può ostacolare il raggiungimento dei  tuoi obiettivi

Perché l’invidia può ostacolare il raggiungimento dei  tuoi obiettivi

Proprio così: l'invidia può ostacolare la tua felicità.

E in questo articolo ti indicherò come evitare che ciò avvenga.

Quindi continua a leggere e rispondi a queste domande:

- Ti è mai capitato di cliccare su una foto pubblicata su Facebook, di un amico o conoscente, magari ritratto in forma smagliante, in un luogo magnifico, e di ritrovarti a seguirne il profilo per ore, passando da una foto all’altra, cercando di acquisire quante più informazioni sulla sua vita?

E ti è mai accaduto di provare un senso sempre più profondo di inadeguatezza?

Se sì è perché sei caduto nell’inganno di paragonare la tua vita alla sua sentendoti -poi- sfiduciato e triste.

Ciò che doveva essere un rilassante passatempo, cioè trascorrere qualche minuto sui social, si è trasformato in un vortice che ha assorbito ore del tuo tempo, minando la tua autostima.

 

L'INVIDIA È UN SENTIMENTO UMANO

Tutti lo provano: non fartene una colpa.

Sebbene sia il "vizio" più difficile da accettare e -dunque- il più nascosto possiede una funzione simile a quella della paura che ci predispone a fuggire dinanzi a un pericolo.

Si prova invidia principalmente per chi è simile: proviamo invidia per il nostro collega che ha perso molti chili ed è in splendida forma (mentre magari noi stiamo faticando per seguire una dieta sana).

Molto più difficilmente proviamo invidia per il nostro capo anche se ha raggiunto un risultato simile.

Già Aristotele scriveva che l’invidia è :

"un dolore causato da una buona fortuna (...) che appare presso persone simili a noi" (1) 

per cui "sentiranno invidia quelli che sono o sembrano essere i nostri pari, intendendo per pari coloro che sono simili a noi per stirpe, parentela, età, disposizione, reputazione e beni. (...) Invidiamo le persone che ci sono giunte nel tempo, luogo, età e reputazione, da cui il proverbio: Il familiare sa anche invidiare". (2)

Ricordati -però- che l'invidia ti allontana dal raggiungimento dei tuoi obiettivi, ti autosabota lasciandoti credere di  non essere all’altezza: in questo modo, perdi in motivazione e divieni sempre più inattivo.

Così il divario che percepisci tra te e gli altri diviene sempre più incolmabile.

 

L’INVIDIA È UNA FORMA DI DOLORE

Un gruppo di scienziati giapponesi ha condotto uno studio per analizzarne i meccanismi neurocognitivi.

I partecipanti sono stati sottoposti alla visione di immagini di personaggi simili a loro stessi oppure  con caratteristiche peculiari in grado di far scattare in loro sentimenti d’invidia.

Ebbene,  in quest’ultimo caso, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica è stato possibile osservare che nel cervello si verifica una maggiore attivazione della corteccia cingolata anteriore dorsale che dà luogo a stati di dolorosa emozione.

La   ricerca condotta dallo scienziato Hidehiko Takahashi del giapponese National institute of radiological sciences è pubblicata su Science.

Se non vuoi lasciarti trasportare da questo sentimento perché nocivo per te stesso segui questi semplici consigli:

 

COME SUPERARE L'INVIDIA

-  Innanzitutto: accetta il sentimento che provi, nessuno è completamente immune da invidia.

Sappi che l’invidia ha aiutato l’uomo nella sua evoluzione, in quanto il confronto sociale induce all’autovalutazione e allo stabilirsi di atteggiamenti riflessivi che spingono a perfezionare le proprie azioni in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Esiste un aspetto motivatore dell’invidia: quello legato all’ammirazione.

Anziché provare sentimenti sgradevoli in quanto se paragoni i tuoi risultati a quelli degli altri senti di non poterne mai raggiungere di simili, ribalta la situazione: perché mai non dovresti?

Puoi farcela: la sensazione di non essere all’altezza dipende dalle tue credenze limitanti.

Henry Ford ha affermato: “Che tu creda di farcela o non farcela avrai comunque ragione”.

Quante persone con le tue stesse difficoltà -se non più grandi- hanno raggiunto il risultato che ti prefiggi? Sicuramente ci sono, per quanto possa essere critica la tua situazione di partenza.

Perché mai non dovrebbe essere possibile anche per te?

Ciò che è accaduto una volta certamente accadrà ancora.

- Ricorda che specialmente sui social si tende pubblicare la migliore immagine di sé stessi che potrebbe anche non essere realistica: non lasciarti impressionare.

Inoltre, le immagini più “glamour” rimandano agli aspetti più materialistici dell’esistenza. Non lasciarti impressionare nemmeno in questo caso e lavora alla tua crescita personale.

Lo psichiatra statunitense Ari Kiev ha affermato che “L'invidia deriva dal confronto irrazionale fra quanto hanno raggiunto altre persone e quanto avete raggiunto voi. Non è la mancanza delle qualità che possiedono gli altri a causare il vostro insuccesso, bensì l'incapacità di valorizzare a dovere le qualità che possedete".

- Guarda la situazione sotto un altro punto di vista: anziché confrontarti con gli altri confrontati con te stesso: ricorda un evento del tuo passato in cui hai ottenuto un successo, piccolo o grande, in qualunque campo. Ricorda un momento in cui hai raggiunto un obiettivo, ottenuto una soddisfazione.

Chiudi gli occhi e cerca di rivivere quella situazione: ricorda ogni particolare della situazione, anche suoni e odori. Ben presto ti ritroverai a sorridere.

Porta quella sensazione con te e richiamala alla mente nei momenti di difficoltà: ti aiuterà molto. L'immaginazione possiede un grande potere: se ti interessa l'argomento ti consiglio di leggere questo articolo

- Inoltre: ripristina il senso dell’umorismo: è un modo infallibile per mettere in crisi una visione del mondo e aprire nuovi scenari.

 

Tu puoi ogni giorno rinnovarti, integrando le parti in ombra anziché fuggirle.

Fin da bambini ci sono stati trasmessi sensi di colpa relativamente a emozioni del tutto umane, che abbiamo preferito negare.

Ma la bimba che nella celebre foto di Furman Stewart Baldwin manifesta un’evidente sentimento di disappunto e infantile invidia è deliziosa quanto -se non più- i due piccoli che si baciano.

E osservare questa immagine è un dolce esercizio per il nostro cervello  e la nostra anima.


1) Aristotele, Retorica, 1387 b 22-25.

2) Aristotele, Op. cit., l.2, c.10.


Nell'immagine: Furman Stewart Baldwin - The kiss, 1947


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