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Procrastinare allontana la felicità

Procrastinare allontana la felicità

Non c'è nulla di così faticoso come sostenere l'eterno peso di un compito non concluso.

(W. James)

 

Ti capita spesso di rimandare continuamente un’azione, un compito da portare a termine? Raccontando a te stesso che lo farai domani perché “non hai tempo” oppure  “non è il momento giusto: è troppo tardi, troppo presto ecc.”?

Ricorda che questo atteggiamento è estremamente dannoso in quanto l’azione che non intraprendiamo, che continuiamo a rimandare, ci sospende e ci confina in una sensazione di progressiva sottrazione di autostima.

La tendenza a procrastinare -infatti- ci rende ostili a noi stessi in quanto produce senso di colpa.

Quando il rimandare, l’attendere, divengono abitudini consolidate e ripetitive sottraiamo fiducia a  noi stessi.

Quella che -dunque- potrebbe apparire, a un primo sguardo, una tendenza innocua in realtà -progressivamente-  avvelena le nostre giornate, sottraendo tempo alla vita.

La telefonata che “faremo domani”, la dieta che rimandiamo di lunedì in lunedì, la relazione dolorosa che continuiamo a portare avanti differendo nel tempo la chiusura che pure riteniamo necessaria, tutto ciò che tendiamo a rinviare -pur avvertendo desiderio e necessità d’azione- ci sospinge in una dimensione d’insoddisfazione e disagio.

 

RIMANDARE INDUCE SENSO DI COLPA

Nel tentativo di evitare lo stress che l’esecuzione di una certa azione ci provoca attiviamo un meccanismo di coping, cioè una “strategia di adattamento”, che ci conduce ad “arrenderci per sentirci meglio”, come afferma lo studioso Timothy Pychyl, della Carleton University di Ottawa, in Canada.

Nel frattempo, ci capita di preferire un piacere edonico a un piacere eudaimonico,  cioè un piacere momentaneo e/o fittizio a un benessere che aderisce in maniera più profonda e completa con quelli che sono i valori del nostro sé.

Così ci può capitare che anziché dedicarci allo svolgimento di un compito, che pure riteniamo importante, apriamo la pagina di  un social network con l’intenzione di trascorrere qualche minuto di relax fino a poi renderci conto di avere trascorso ore tra un post e l’altro.

A questo punto, il senso di colpa ci raggiunge, inevitabile, e la necessità di doverlo evitare anche.

Diamo inizio -così-  a un circolo vizioso che ci imprigiona.

 

Il più grande ladro che questo mondo abbia mai creato è il procrastinare, ed è ancora a piede libero. 
(J. Billings)

 

Un’altra trappola nella quale cadiamo spesso è la tendenza al perfezionismo: diciamo a noi stessi che agiremo solo quando tutto sarà perfetto.

Ma portata all’estremo, questa tendenza è causa di malessere profondo.

Sì: perché valutare la possibilità di errore è naturale mentre la tendenza al perfezionismo paralizza nella paura di fallire.

Anziché vivere l’entusiasmo  e la creatività che accompagnano ogni buon inizio,  si teme tanto l’errore da preferire a esso la paralisi.

 

COME SUPERARE LA TENDENZA A PROCRASTINARE?

Innanzitutto, è opportuno interrogarci su quanto ciò che stiamo per intraprendere ci interessi davvero. Infatti, se continuiamo a rimandare potrebbe darsi che non siamo davvero interessati a quell’azione o a quel compito.

In tal caso, naturalmente, è opportuno abbandonare il progetto senza rimpianti.

Se invece siamo sinceramente motivati a proseguire perché l’obiettivo finale coincide con i desideri della nostra anima è opportuno adottare qualche strategia risolutiva.

Se ad esempio il nostro desiderio più grande è quello di conseguire la laurea in medicina e esercitare la professione di medico, ma durante questo percorso ci troviamo dinanzi alla necessità di dovere superare lo scoglio di un esame il cui programma ci risulta particolarmente ostico, sarebbe dannoso abbandonare il progetto per il timore di un singolo esame.

Diverso è il discorso se, lungo la via, dovessimo accorgerci che il progetto che avevamo iniziato con entusiasmo non corrisponde ai nostri desideri, alla nostra vocazione, quanto piuttosto abbiamo deciso di intraprenderlo per assecondare i desideri di qualcun altro.

Una volta stabilito che il compito ci corrisponde, se abbiamo paura di agire, non resta altro da fare che: agire.

  • Dividiamo il compito in piccole parti.
  • Proponiamoci di dedicarci a esso –inizialmente- per 30 minuti.
  • Inseriamo un timer e spegniamo  il cellulare, disattiviamo tutte le possibilità di ricevere notifiche.
  • Ogni giorno aggiungeremo cinque minuti al timer.

Questa semplice strategia potrà aiutarci molto.

Il maggior spreco della vita è il differirla: è questo a procrastinare ogni giorno che viene, è questo a scippare il presente, mentre promette il futuro. Il maggior ostacolo al vivere è l’attesa, chi dipende dal domani perde l’oggi.
(Lucio Anneo Seneca, De brevitate vitae)

 

L'ATTESA NELLE OPERE DI HOPPER

Sì: “chi dipende dal domani perde l’oggi “.

Come creature di un’opera di Hopper, se non ci liberiamo da questo atteggiamento, vivremo sospesi nell’attesa.

Nei dipinti di Hopper qualcosa è accaduto o sta per accadere: eppure mai sembra accadere.

Lo sguardo dei protagonisti non incontra mai quello dello spettatore ma guarda altrove, al di fuori dell'opera stessa.

È sguardo lontano, distante, inattivo.

Non è l’inattività calcolata, caratterizzata dalla certezza interiore di raggiungere la meta, come descritto dalla saggezza millenaria dell’I Ching (1); è sospensione.

La luce tremenda  e artificiale sottolinea la finzione e inquieta.

La donna ritratta in  "Morning Sun" guarda una lontananza che sembra coincidere con un non-luogo, non spazio a cui si tende bensì estraniamento. 

E la finestra si apre su di un sole che non scalda ma raggela.

Metafora di una lontananza estrema da sé.

Come ha affermato J. Hilmann:” Come Hopper sapeva bene, la finestra è il focus, l' anima dell' edificio, il suo sguardo all'interno. (…) Da qui l' enfasi data alla facciata, all'edificio considerato solo dall'esterno: dentro e dietro la facciata, il vuoto del nichilismo. (…) Hopper era un genio delle finestre, guardate da dentro e da fuori, intese sia come veicolo di libertà che come sentimento di nostalgia dell' interno.” (2)

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1) I Ching, Esagramma 5 - L'Attesa (Il Nutrimento), traduzione di R. Wilhelm

2) La Repubblica, Hillman: Vi spiego le sue finestre, 28/05/2004


Nell'immagine: Edward Hopper - Morning Sun, 1952


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