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Se devi prendere una decisione non fare nulla

Se devi prendere una decisione non fare nulla

Quando dobbiamo prendere una decisione -spesso- ci focalizziamo su ogni aspetto della situazione coinvolta analizzandone i pro e i contro in maniera ripetitiva.

Lo facciamo perché, in questo modo,  abbiamo l’impressione di stare lavorando alla soluzione del problema.

Ma non è così: in realtà stiamo remando contro noi stessi, ci stiamo sabotando.

Esaminando i più svariati scenari, nell’illusione di stare riducendo i rischi che potrebbero presentarsi, sottraiamo a noi stessi tempo vitale perché l’assillo ci renderà inattivi.

Se il nostro problema non può essere risolto attraverso un’azione immediata, nel qual caso è importante agire, è inutile sfiancare noi stessi attraverso il rimuginio.

In questo modo, finiremo con l’identificarci nel problema.

Nell’illusione di stare lavorando per una giusta risoluzione, in realtà, la ostacoleremo, attraverso l’esercizio di un’attività mentale meccanica, che ci sottrae risorse.

 

LA BELLEZZA DELL'INATTESO

E allora: non fare nulla. Limitati a camminare.

Non fare nulla se non camminare e perderti.

Sì, proprio così: dedica -ogni giorno- almeno qualche decina di minuti al semplice camminare. I risultati non tarderanno ad arrivare.

Camminare, portando l’attenzione sui propri passi, sul contatto con il suolo, lasciando vagare la mente.

Camminare ci aiuterà a dimenticare le nostre piccole ossessioni senza scordarci della essenza.

Sì: perché esiste una differenza tra il “dimenticare” e lo “scordare”.

Dimenticare -etimologicamente- significa allontanare dalla mente (mens, mentis).

Scordare è allontanare dal cuore (cor, cordis).

Camminare, ponendo l’attenzione alle cose fisiche, avvertendo le sensazioni del corpo, ci aiuta a entrare in contatto con il cuore della parte più creativa di noi.

Allora sì che le soluzioni giungeranno inattese.

La felicità stessa- spesso- è nell’inatteso.

In quello squarcio che si apre -all’improvviso- e ci mostra una porzione di cielo che non pensavamo che fosse.

In quel raggio luminoso che raggiunge -imprevisto- una strada di città e ci mostra un gabbiano che vola.

Così, anche lontano dal mare.

 

CHAGALL E LA FIABESCA PASSEGGIATA 

L’uomo -che nella Passeggiata di Chagall- racchiude in entrambe le mani un volo, si solleva anch’egli da terra, felice.

La bottiglia di vino riempita a metà racconta, nel rosso, il suo essere inebriato nonostante la curiosa precarietà di case verdastre sullo sfondo.

La forza della creatività e dell’amore sono raccontate attraverso una passeggiata visionaria  e bella.

Spesso la nostra mente è troppo concentrata sul consueto.

Bisogna dare spazio alle risorse che esistono dentro di noi e che nemmeno vediamo.

Dentro di noi –spesso- ci sono angoli spigolosi, è vero,  ma ci sono anche orbite conchiuse nella loro perfezione.

Noi siamo l’artista e il geometra, il musico e l’artigiano, l’astrologo e il medico. E l’ermeneuta.

Noi siamo passi che ci raggiungono proprio quando desideravamo sentirne il ritmico suono.


Nell'immagine: Marc Chagall - La passeggiata, 1917-18, Museo di Stato Russo di San Pietroburgo


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